Il 20 ottobre si è svolta l’ultima seduta del Senato Accademico. All’interno dell’ultimo punto dell’ordine del giorno, la sera antecedente la seduta, viene caricato un accordo di partnership tra il Politecnico di Torino e MBDA Italia S.p.A. per la collaborazione reciprica in attività di ricerca, sviluppo tecnologico, innovazione, didattica e formazione.
L’esito è stato quello di un parere favorevole con otto voti contrari.
Ma chi è MBDA?
Un consorzio europeo della missilistica e delle tecnologie per la difesa con applicazioni per le forze armate terrestri e navali, Leonardo ne detiene il 25%.
Basta aprire il sito per rendersi conto che qui non si stia parlando di dual use (uso civile e militare), ma di tecnologie a impiego essenzialmente bellico.
La documentazione relativa a questo punto è stata caricata la sera prima della seduta, come da prassi, che dice anch’essa qualcosa, un accordo con un’industria missilistica viene trattata come un rinnovo di una convenzione qualsiasi. Come accennato prima, non si tratta solo di ricerca, ma anche di didattica e formazione. Questo accordo potrà coinvolgere dottorati, tesi, challenge inserite all’interno dei corso di studio e così via.
Non è la prima volta che questo accade. A maggio avevamo raccontato della challenge di Leonardo sulla “bassa osservabilità”, presentata con le parole “efficienza” e “monitoraggio ambientale” senza mai parlare di “militare” o “stealth”.
Il Politecnico continua il suo ingresso nella filiera bellica, un passo alla volta, chiamando il tutto innovazione.
Ma di recente non abbiamo votato un regolamento sull’integrità della ricerca?
Certo! E come qualcuno già ipotizzava, sarebbe bastato classificare un’attività come difesa per renderla lecita. Il regolamento serve a dire “abbiamo ascoltato” per poi mantenere lo status quo. Difesa è una categoria talmente ampia da giustificare qualunque collaborazione, per questo nessuno si sentirà mai vincolato da un regolamento che rimarca il rispetto della legge facendo coincidere quel perimetro con quello dell’etica.
A Torino MBDA ha già annunciato un piano di oltre cento assunzioni in tre anni, il bacino di utenza saranno proprio gli studenti di ingegneria del Politecnico.
Nel 2025, l’università di Bologna ha detto no a un corso per militari, Meloni, Bernini e Crosetto sono prontamente intervenuti a sottolineare che la pressione politica sia reale quando si trattano questi temi. È proprio per questo motivo che l’autonomia dell’università non si dimostra solo a parole, ma dicendo no quando serve. Perché la questione più grave di tutte non è l’accordo in sé, ma cosa a serva l’università e quale sia la sua missione, ovvero promuovere la produzione e condivisione di conoscenza pubblica e aperta, sempre mantenendo un’autonomia critica dagli interessi industriali ed economici. Una partnership con chi costruisce missili non produce alcuna conoscenza aperta, produce solo un vantaggio competitivo per l’azienda facendolo con gli strumenti, il personale e il prestigio di un’università pubblica.
Non è finita qui.
Il Senato Accademico ha espresso parere favorevole con otto voti contrari. Ora la decisione spetta al CdA, che si riunirà mercoledì 28 ottobre e potrà fermare tutto ciò. Gli otto che hanno votato contro hanno già detto da che parte stanno.