Per l’anno accademico 2026/27, tra le proposte di Challenge del Politecnico di Torino, ne compare una di Leonardo dal titolo “bassa osservabilità”. Andando a vederne la descrizione, si parla di “applicazioni sempre più diffuse nel settore civile, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza, la sicurezza e il monitoraggio ambientale”.
Da nessuna parte è menzionato che si possa trattare di ricerca militare, ma proviamo a collegare qualche punto.
La challenge è strutturata in due domini principali: l’infrarosso (IR) e la radiofrequenza (RF).Per il dominio RF, l’obiettivo è validare sperimentalmente approcci di simulazione attraverso misurazioni della Sezione Traccia Radar (RCS) in camere anecoiche, con analisi di materiali radar-assorbenti.
Per quello IR, l’obiettivo è sviluppare un prototipo di strumento software per la simulazione numerica delle firme IR concentrandosi sulle bande LWIR e MWIR.
Ma ora facciamo un po’ di chiarezza su questi termini.
La riduzione RCS è la tecnologia alla base degli aerei stealth e serve principalmente a permettere la penetrazione del territorio nemico senza essere intercettati, per colpire obiettivi in profondità. Il B-2 Spirit, l’F-22, l’F-35 sono stati progettati esplicitamente per questo, non per difendere il territorio nazionale.
L’MWIR è la banda usata dai missili a guida termica e missili aria-aria. Studiare come ridurre la firma IR in questa banda permette di studiare come rendere un aereo o un drone meno vulnerabile ai missili, ma anche come ottimizzare la firma termica di un missile per renderlo più difficile da deviare.
L’LWIR è la banda dei sistemi di sorveglianza termica, targeting notturno, guida di munizioni di precisione. Simulare le firme IR in questa banda permette di capire come essere visti o come non essere visti da sistemi che poi guidano armamenti.
Per maggiori approfondimenti rimando ai seguenti articoli: qui e qui.
Queste tecnologie sono per definizione dual use, nessuno lo nega. Il punto non è che questa ricerca non possa avere applicazioni civili, può certamente averne, ma che chi propone questa challenge sa perfettamente che può averne anche altre. E in questo preciso momento storico, con l’Europa che sta vivendo un’impennata storica sulla spesa militare e Leonardo che gestisce a Cameri, a pochi chilometri da Torino, l’unico sito di assemblaggio per gli F-35 al di fuori degli Stati Uniti, sorvolare su questo tema o far finta che non esista è disonesto.
L’F-35 è un aereo stealth e proprio per questo motivo, la bassa osservabilità è una delle sue principali caratteristiche tecnologiche. Aggiungiamo che Leonardo è tra i principali partner industriali del programma. A questo punto, non servono grandi elementi di fantasia per mettere insieme queste informazioni.
È in corso un dibattito molto acceso sulla ricerca militare all’interno dell’università. Da poco sta circolando una lettera firmata da diversi docenti e membri della comunità accademica del Politecnico, che solleva domande importanti sulla contraddizione tra il principio sancito dal Regolamento per l’integrità della ricerca “i membri della comunità universitaria del Politecnico di Torino promuovono in particolare un utilizzo a fini pacifici della ricerca e della tecnologia, ripudiano la guerra e l’utilizzo a scopi bellici della tecnologia e dei risultati delle proprie ricerche” e i regolamenti operativi che permettono contratti con l’industria della difesa.
Ma la challenge Leonardo non è ricerca, bensì didattica, e questo rende il tutto ancor più grave.
Nella didattica, lo studente è in fase di apprendimento e formazione, in relazione asimmetrica con l’istituzione che lo forma. Quando il Politecnico inserisce una challenge nel proprio catalogo, non sta offrendo un’opportunità neutra, ma sta orientando e dicendo implicitamente che quella è una direzione legittima e allettante per il proprio percorso universitario in questo Ateneo.
In tutto questo, i CFU sono il modo con il quale il Poli dice che questo fa parte di quello che insegniamo a fare e delle competenze che vogliamo trasmettere agli studenti.
La presentazione della challenge non contiene la parola “militare”, né la parola “stealth” (al suo posto la meno conosciuta traduzione italiana), come neppure la parola “difesa”. Non spiega chi sia Leonardo, di cosa si occupi, per quali programmi stia lavorando.
Invece di tutto ciò, parla di “efficienza”, “sicurezza” e “monitoraggio ambientale”, nonostante questa università sappia benissimo cosa sta facendo quando presenta tecnologia stealth come applicazione civile.
Forse è una coincidenza, o forse, come spesso accade, chi ha scritto questa challenge sapeva esattamente cosa stesse scrivendo e cosa stesse scegliendo di omettere.