INTERRUPT

Non chiamate negligenza il vostro disservizio di sistema

Quando sono diventata rappresentante, sapevo di dover affrontare sfide complesse. Non immaginavo di dover difendere la dignità degli studenti contro un sistema che nega l’evidenza. Entrando nella triennale, ho faticato a trovare orientamento tra le logiche burocratiche del Politecnico. Assumendo questo ruolo, sapevo di dovermi far carico di queste criticità. Ma non avrei mai immaginato che il sistema avrebbe fallito così miseramente nei confronti di un gruppo consistente di persone, costringendoci a una battaglia di principio per dimostrare la nostra buona fede.

Quella che segue è la ricostruzione minuziosa di quanto accaduto tra luglio 2025 e gennaio 2026. È una documentazione necessaria affinché certi errori non si ripetano.

IL LABIRINTO DELLE ASSEGNAZIONI

Per comprendere la gravità dell’accaduto, bisogna prima spiegare come funziona la vita burocratica di uno studente di Architettura. A differenza di Ingegneria, sulla triennale abbiamo molto più spazio di scelta, ma le regole sono complesse.

Le assegnazioni seguono tre criteri distinti:

  1. Ordine alfabetico: utilizzato principalmente per il primo anno.
  2. “Chi prima arriva, meglio alloggia” (click-day): basato sulla velocità di connessione al momento dell’apertura. Sembra essere un criterio in via di spegnimento.
  3. Criterio di merito: utilizzato molto per il secondo e terzo anno. Si basa su una graduatoria stilata tramite un calcolo specifico:

Il problema di fondo non è tanto la modalità, quanto l’instabilità cronica. La mia coorte specifica (2023/2024) è stata trattata come un esperimento da laboratorio. Abbiamo visto cambiare la modalità di assegnazione ogni singolo anno. Non c’è mai stata continuità, non c’è mai stata la possibilità di programmare il proprio percorso sapendo le regole del gioco in anticipo. Siamo cresciuti in un clima di incertezza procedurale che, quest’anno, è sfociato nel caos totale.

IL CORTOCIRCUITO DI LUGLIO 2025

Tutto inizia l’08/07/2025, quando la Segreteria Didattica invia una comunicazione che cambia le carte in tavola. Veniamo informati che per l’a.a. 2025/2026, l’assegnazione ai Laboratori di Storia dell’architettura e ai Laboratori di Teoria del Progetto (3° anno) non avverrà più secondo criterio di merito, ma a libera selezione sui posti disponibili.

In parole povere, un click-day. Abbiamo scoperto solo DUE giorni prima della riapertura del Piano Carriera (10/07/2025), e in piena sessione d’esami, di dover concorrere a questa modalità che non esito a definire scimmiesca.

La mattina del 10 luglio, come prevedibile, il Portale va in sovraccarico. Ci sono problemi di accesso, ma dopo qualche ora la situazione sembra sbloccarsi. Consolidiamo la graduatoria e inseriamo:

  • i laboratori nel Piano Carriera;
  • i corsi nel Carico Didattico;
  • le preferenze messe in ordine per l’Atelier e il corso a scelta del secondo semestre.

Al momento di premere “Invio”, il sistema rallenta drasticamente. La famosa “rotellina” di caricamento gira a lungo. Tuttavia, alla fine, a tutti compare un banner verde che conferma la ricezione della procedura. Per noi, la pratica era chiusa correttamente.

IL RISVEGLIO A GENNAIO 2026

Crediamo che tutto sia andato a buon fine fino al 19/01/2026, quando arrivano le assegnazioni. O meglio, quando per una trentina di persone non arrivano. Diverse segnalazioni evidenziano la mancata assegnazione dei corsi a scelta del secondo semestre. Aperto un ticket, la doccia fredda: per la Segreteria quelle preferenze non erano mai state registrate. Gli studenti risultavano come se non avessero mai espresso una scelta e, per questo, sarebbero stati assegnati d’ufficio.

Oltre a questo quadro preoccupante, sorgono i dubbi sull’incongruenza dei risultati. Confrontandoci tra colleghi, carte alla mano, sono emerse assegnazioni prive di ogni logica matematica. Abbiamo verificato casi di studenti con punteggi di merito molto alti finiti in seconda o terza scelta, mentre altri con punteggi decisamente inferiori hanno ottenuto la loro prima scelta. 

Il sistema non ha solo “perso” i dati di alcuni, ma ha gestito la graduatoria generale in modo fallace. Se il criterio di merito non garantisce i migliori, che valore ha tutto lo sforzo fatto per mantenere la media?

LE TRATTATIVE E LA NOSTRA RICHIESTA

Coinvolgendo il Garante degli Studenti e il Vice Rettore alla Formazione, emerge che non si tratta di un caso isolato, ma di un problema tecnico collettivo. L’Ateneo non può ignorarlo.

Qui inizia il braccio di ferro. La prima proposta dell’Ateneo è stata quella di riaprire la procedura basandosi solo sui posti residui nei due corsi. Una soluzione inaccettabile, che avrebbe leso il diritto di questi studenti a partecipare con le stesse opportunità dei colleghi.

Abbiamo chiesto formalmente di reintegrare la trentina di studenti esclusi nella graduatoria generale, anche a costo di rettificare le assegnazioni già pubblicate. Abbiamo sottolineato che, gestendo la cosa con una comunicazione chiara, sarebbe stato un segnale di equità molto forte.

L’ipotesi è stata respinta. La motivazione? Rifare la graduatoria complessiva avrebbe provocato un aggravio di lavoro alla segreteria e avrebbe rischiato di generare molta incertezza negli studenti che hanno già ricevuto le assegnazioni. 

La mia replica è stata netta. Definire “equo” far concorrere trenta studenti in una graduatoria separata dal bacino principale di più di 400 persone è una fallacia statistica. Le probabilità di assegnazione cambiano drasticamente e si creano due percorsi diversi per la stessa selezione.

L’INTERVENTO DEL GARANTE E LA COLPA DELLO STUDENTE

All’inizio, il Garante sembrava aver compreso la gravità tecnica della situazione. Nelle prime mail, scriveva apertamente di aver interagito con la Segreteria e con gli informatici per ricostruire l’accaduto. Parlava di aumentare la pressione sulla Segreteria e ci suggeriva, qualora non si fosse risolto nulla, di scrivere al Vicerettore o fare una comunicazione al Senato Accademico. Era consapevole che le procedure attuali non fornivano garanzie reciproche e necessitavano di essere rese più trasparenti.

Poi, improvvisamente, il suo tono cambia. Il difensore degli studenti diventa il difensore dell’apparato. Nell’ultima mail, il Garante dimentica i problemi tecnici che lui stesso aveva accertato (la “rotellina”, i rallentamenti) e si rifugia nel burocratese. Cita la Guida dello Studente e afferma che “in punta di diritto” la colpa è loro per non aver verificato l’inserimento nel riepilogo.

Da quel momento, la soluzione non è più un diritto, ma una concessione migliorativa fatta a studenti che non erano stati abbastanza diligenti.

LA VERITÀ TECNICA

È qui che la narrazione dell’Ateneo crolla e dove la nostra frustrazione raggiunge l’apice. È stato detto che avrebbero dovuto “verificare”. Ma la verifica era tecnicamente impossibile.

Come ho documentato nella mia risposta finale al Garante e alla Segreteria, dal 10/07 al 12/09 si è verificato un bug sistematico: ad ogni singolo nuovo accesso, il sistema resettava visivamente l’ordine delle preferenze in ordine alfabetico.

Ogni volta che uno studente rientrava per controllare (fare la famosa verifica richiesta), non vedeva le sue scelte salvate, ma una lista resettata dalla A alla Z. Doveva rimettere tutto in ordine, salvare, e al successivo controllo… di nuovo ordine alfabetico. Dire che avrebbero dovuto verificare è inapplicabile, perché il sistema stesso cancellava visivamente la verifica. Non si è trattato di negligenza, ma dell’impossibilità oggettiva di controllo.

Tirare in ballo la diligenza degli studenti, in piena sessione d’esami e sotto stress, per coprire un disservizio tecnico che non inviava nemmeno una mail di conferma, è stato percepito come un insulto al loro buon senso.

L’ARROGANZA DELLA SEGRETERIA

Se il sistema informatico fa acqua, il comportamento umano della Segreteria del Valentino è stato, se possibile, ancora più grave. A questo quadro desolante si aggiunge il trattamento inaccettabile riservato agli studenti allo sportello.

Abbiamo raccolto testimonianze di colleghi trattati con una sufficienza tale da farli uscire dagli uffici in lacrime. È scandaloso che gli operatori si permettano di:

  • rispondere con toni sgarbati e condiscendenti a chi sta solo chiedendo aiuto;
  • modificare i piani carriera senza il consenso esplicito degli interessati;
  • omettere di spiegare le alternative previste dal regolamento, lasciando gli studenti nel panico.

Il rispetto verso la componente studentesca non è un optional. Questi abusi di potere, piccoli e grandi, non possono esistere.

LA “VITTORIA” PER SFINIMENTO

La vicenda si è conclusa con l’accettazione della proposta dell’Ateneo (riapertura su tutti i corsi in sovrannumero per il gruppo degli esclusi), ma solo per sfinimento e per la necessità di dare una certezza a chi rischiava di rimanere senza corsi.

Resta l’amarezza di aver dovuto lottare per dimostrare la propria buona fede di fronte a un evidente disservizio. Il risultato di questa gestione è uno solo: si è diffusa la consapevolezza che, al Politecnico, per sentirsi tutelati non basta seguire le procedure. D’ora in poi, l’unica strada sicura sarà quella di piazzare un treppiede con una telecamera alle proprie spalle e filmare lo schermo ogni volta che si compila il carico didattico, per avere prove forensi di ogni click e di ogni banner verde.

È vergognoso per un Ateneo del nostro calibro. Chiudiamo questo capitolo assicurandovi che le promesse vengano mantenute e le procedure riviste, introducendo ricevute chiare ed eliminando bug che rendono l’esperienza utente un percorso a ostacoli.

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