Val di Susa: la politica ha smesso di farsi la domanda più importante

Centoventisei feriti tra le forze dell’ordine, un milione di euro di danni stimati da TELT sul solo cantiere di Chiomonte. Sono i numeri che ogni estate accompagnano gli scontri in Val di Susa e che, puntualmente, diventano anche gli unici numeri di cui si discute. Il Governo parla di ordine pubblico e “tolleranza zero”, il PD e il M5S condannano la violenza, AVS prova a portare il tema dentro una discussione più ampia, mentre i telegiornali aprono con le immagini delle bombe carta e dei lacrimogeni. Nel giro di pochi giorni il dibattito si chiude senza mai entrare nel merito del tema. È una strategia che ha un effetto preciso, ovvero quello di trasformare un conflitto politico in una questione esclusivamente di sicurezza, facendo sparire dal dibattito tutto il resto.
Svendere la città per un evento

Ogni anno Torino si ferma tre giorni per un festival.
O almeno così ci raccontano.
La logica è sempre la stessa: capannoni industriali, DJ internazionali, folle di persone che arrivano da mezzo mondo, comunicati stampa che celebrano l’indotto economico e così via.
Per qualche giorno Torino viene presentata come la capitale europea della musica elettronica.
Poi il festival finisce.
E rimane una domanda: questa festa, esattamente, per chi è?
La politica uccide solo d’estate: prontuario delle tecniche per contrastare il dissenso

Le tecniche sono molte e variegate. Alcune molto eleganti, altre ridicole per la loro brutale semplicità. Spesso passano del tutto inosservate. Dato che stare nel conflitto richiede consapevolezza, ve ne proponiamo otto da conoscere e riconoscere.
Il Poli promuove didattica militare?

Per il 2026/27 il Politecnico propone una challenge di Leonardo sulla “bassa osservabilità”, descritta come applicazione civile per efficienza e monitoraggio ambientale. La challenge lavora su riduzione della traccia radar (RCS) e simulazione di firme infrarosse nelle bande usate dai missili a guida termica e dai sistemi di targeting notturno, le stesse tecnologie alla base degli aerei stealth come l’F-35, che Leonardo assembla a Cameri, a pochi chilometri da Torino.
Le parole “militare”, “stealth” e “difesa” non compaiono mai nella presentazione ufficiale. Forse una coincidenza. O forse chi ha scritto quelle slide sapeva esattamente cosa stava scegliendo di omettere.
Come evitare una decisione in 7 ore di seduta: resoconto del Senato del 19 marzo

Dall’ultima seduta del Senato accademico emergono due questioni centrali per la comunità studentesca: il nuovo modello didattico, e le richieste che da oltre un anno le rappresentanze studentesche portano avanti a supporto degli studenti provenienti da zone in conflitto, con particolare riferimento alla contingente situazione in corso in Iran.
Entrambe sono accomunate da un aspetto che va ben oltre il merito dei singoli temi, ovvero un problema strutturale di metodo, tempi e trasparenza.
2027: il Comala ora fattura!

2027, un giorno qualsiasi, entri al Comala e al posto dei volti familiari trovi masterclass sulla disruptive innovation, MacBook aperti e QR code LinkedIn dove prima c’erano posacenere e panche di legno. Le frange corte e gli abiti vissuti lasciano spazio a camicie azzurre, metodologia Agile e workshop su digital twin e second brain. Mentre dentro si parla di performance e virtual interviews, fuori una folla accalcata tra il campo da calcetto e il cancello principale grida una sola cosa: “Ridateci il Comala”.
Verso il 31 gennaio: come il Governo risponde al dissenso

In vista della manifestazione nazionale del 31 gennaio, il dibattito pubblico continua a ridurre il tutto a una questione di ordine pubblico, scontri e “manifestanti violenti”. Un copione già visto e rivisto, che serve solo a chi lo racconta e a chi governa, spostando il dibattito e normalizzando la violenza come risposta istituzionale al dissenso.
Il caso di Askatasuna non è un caso straordinario, ma uno dei tanti precedenti che stanno ridefinendo cosa sia tollerabile e cosa vada represso preventivamente, evidenziando un modello che chiama sicurezza il controllo e prevenzione la repressione, trasformando il conflitto sociale in una questione di polizia.
Il 31 gennaio non si scende in piazza solo per difendere uno spazio, ma per porre una domanda scomoda sul modo in cui il dissenso viene gestito oggi.
Non chiamate negligenza il vostro disservizio di sistema

Sei mesi di bug sistematici e risposte evasive hanno trasformato la quotidianità degli studenti di Architettura in un paradosso burocratico senza precedenti. Tra preferenze scomparse nel nulla e il voltafaccia delle istituzioni, emerge una realtà amara: oggi al Politecnico non basta seguire le procedure, serve quasi una prova forense per ogni click. Una ricostruzione necessaria per difendere la nostra dignità contro un sistema che ha preferito negare l’evidenza e colpevolizzare gli studenti piuttosto che ammettere i propri errori.
Sorveglianza di massa e dibattito studentesco

Il 14 ottobre il parlamento europeo si esprimerà sul “Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale su minori”, o Chat Control. La soluzione prevederebbe di bypassare la crittografia end-to-end per dare accesso alle comunicazioni private di milioni di cittadini.
Il silenzio nel dibattito pubblico italiano su questo provvedimento è preoccupante. Informare i cittadini, a partire dagli studenti e dalle giovani generazioni, dovrebbe essere un dovere per preservare la privacy individuale e collettiva. Su fightchatcontrol.eu si trovano maggiori informazioni.
Design innovativo, ma non per gli studenti

Il Politecnico di Torino si distingue per l’approccio innovativo alla formazione e alla progettazione, ma sembra che una parte fondamentale della vita quotidiana degli studenti sia stata trascurata: il comfort.
Nella sede di Design, la scelta degli sgabelli come sedute principali solleva interrogativi sul benessere degli studenti. Investire in sedute più ergonomiche sarebbe un esempio concreto di design centrato sull’uomo.
Parliamo di ergonomia, ma non la pratichiamo dove serve.