2027, un giorno qualsiasi, entri al Comala ma invece dei visi familiari trovi questa gente.
Due giovani di bella presenza, il primo con una cartellina e il secondo con un MacBook in mano, ti propongono una masterclass sulla disruptive innovation, sembri non capire e ti guardi intorno confuso.
Attorno a te tutti gli orecchini pendenti, le frange corte, gli abiti vintage colorati e le barbe incolte, si sono trasformati in camicie azzurre, pantaloni beige, cravatte. I posacenere sulle panche di legno ora sono QRcode di LinkedIn su alti tavoli di design pensati per briefing uno a uno all’aperto. D’altronde la metodologia Agile richiede daily stand-up di massimo 15 minuti, brevi intensi e concisi, non c’è tempo per il fumo. E comunque nessuno fuma più qui, palestra tre volte a settimana, dieta ferrea, proteine in polvere e creatina. Sul retro ora sorge una sala pesi completamente accessoriata, abbonamento da 45€/mese comprendente anche video tutorial e motivazionali.
Nell’aula studio 1 sembra esserci un evento in corso. Sulle pareti bianche in alto sono appese grosse fotografie e quadri con piccole targhette, spiccano classici del futurismo italiano, mediocri immagini generate da AI e foto in bianco e nero di CEO della Silicon Valley, in un angolo una libreria di cartone colma di libri self-help.
Al centro della sala un uditorio su sedie a schiera prende appunti digitali sulla presentazione in corso dal titolo: “Digital twin and second brain, how to create your agentic virtual clone for virtual interviews (using Matlab)”. L’eurobionda al microfono sembra indispettita dai cori dei manifestanti e chiede di chiudere le finestre. Accalcata in 20 metri quadri, infatti, tra il campo da calcetto e il cancello principale, una folla dall’odore pungente con megafoni e striscioni scalpita:
“Ridateci il Comala!”
“Gli spazi comuni alla collettività!”
Nonostante il sollievo offerto dalla chiusura ermetica dei nuovi infissi in acciaio, un frastuono ancora più forte impedisce il proseguimento del workshop, è l’elicottero di Elia Moreno Savonco ex studente del Politecnico, ora revisore degli affari sionisti per il Corriere della Sera e la Stampa, supervisore della collezione di elettrodomestici Agnelli ed esponente dell’ala giovanile di un partito di centro-destra.
In men che non si dica giovani atletici e ragazze dai capelli allisciati lasciano la sala correndo. Una folla di leccaculo con l’iPhone in mano si accalca in 20 metri quadri tra la porta del cortile sul retro e la scala in acciaio che porta in cima alla pista di atterraggio per elicotteri.
Dopo aver scambiato allibiti sguardi con l’eurobionda e l’unica altra persona rimasta nella stanza, provi a lasciare la Caserma Lamarmora con il desiderio di svegliarti da questo incubo.